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Interviste

IMERIO ci racconta NEW YORK

Nome: Imerio
Cognome: Molinengo
Soprannome: Giaguaro ? (per ridere, sia ben chiaro)
Età: 50
Hobby: pesca in montagna, funghi, sci e naturalmente CORSA. Prima della corsa era il vino, che mi ha assorbito dal 92 con vari corsi che vanno dall’ONAV ad un biennio da Sommelier.
Tempi personali: metto gli ultimi due, che sono i meno peggio ! l’ultimaTurin Half Marathon 1 e 30 e ING Marathon New York 2010 in 3 e 27.
Perche’ hai scelto la Podistica Valle Varaita ? La colpa e’ di Antonello Torre ! Infatti ho cominciato, per ridere, a correre nel 2007 (con 2 minuti lo giuro !) e Antonello mi faceva da coach – terribile : non andava mai benequello che facevo - e poi di li’ la cosa e’ trascesa e Antonello (sempre lui ) mi ha portato in Podistica il 4 marzo 2009. Antonello Torre dice che la A.S.D. Valle Varaita e’ l’Universita’ della Corsa, e per una volta, devo confermare che ha ragione.
Raccontaci tutta l’esperienza della trasferta alla New York Marathon. Fioij, non ho voglia di descrivere piatt vi parlo per emozioni, di emozione. La commozione: ho pianto come un vitello a New York. Mi sono commosso gia’ dal giorno prima della gara per la non competitiva delle Nazioni Unite, che ho fatto con mia moglie e mia figlia. Per Gigi Riva Maratoneta e titolare del Ristorante di Cuneo, La Chiocciola, che e’ riuscito a riunirci noi della provincia Granda, per una foto di gruppo al Central Park. Mi sono commosso, il Grande Giorno, per tutti i podisti, che gia’ alle 4di mattina,vedevo dalla finestra, in Time Square girare con le borse trasparenti obbligatorie (d’ordinanza direi, visto che sono un Alpino). Per l’inno Americano cantato da Jhonny Cash e Elvis Presley sparato a tutto volume, ma soprattutto per Frank Sinatra che sussurra con Liza Minelli dagli altoparlanti New York New York, mentre sono con il mio amico e collega Paolo alla partenza con altri 45.342 (record storico di partecipanti) pazzi corridori di tutto il mondo, sul Ponte di Verrazzano e dopo un minuto, il colpo di cannone e VIA! Commosso per essere io li’, a correre per il mio mezzo secolo, quindi non da solo, come ho corso, ma con me il ricordo di mio Padre,Paola e Lucia e Lorenzo, i miei Parenti ed Amici, la Podistica Valle Varaita; si Voi, la mia Squadra di Corsa, l’orgoglio della canottiera Giallonera: essere uno, ma essere una squadra, anzi, un Gruppo, come dice Giulio. Mi sono commosso per avere visto in mezzo a 10.000 persone almeno al 26emo km., dopo la salitona che porta al Queensboro Bridge, mia moglie Paola tra tutti, che mi ha gridat << Vai giaguaro !!>> ed i suoi occhi sono stati nei miei occhi, per un attimo, che dura da quasi vent’anni e 2 figli. Per la lunghezza della First Avenue che non finisce mai, spiegando bene il significato vero della parola Maratona. Per tutti i bambini che mi hanno dato il 5 e incitato per nome, leggendolo sulla canottiera: “Go Imerio Go !”. Poi i colori del Central Park d’autunno, con il predominio del Rosso acceso (come la tua spia della riserva, quando lo vedi finalmente al 36esimo). Per la Storia, che e’ una delle mie materie preferite ela Maratona che ne fa’ partenel senso piu’ profondo, datandosi al 490 A.C. , con Filippide che corre e corre come noi, pero’ per annunciare una vittoria. Non Vi dico poi Fioij, vedere la statua di quell’altro pezzo di storia Italiana trapiantata in Usa (un emigrante del 1492) che e’ Cristoforo Colombo al Columbus Circle appunto, che vuol dire che sei quasi all’ultimo chilometro, facendoti capire anche se il traguardo e’ vicino, quanto e’ vera la massima che dice: - un chilometro non sempre e’ un chilometro, ma ogni tanto molto di piu’ - dove tagli proprio dentro al Central Park, con le lacrime agli occhi in dotazione nel pacco gara con il microchip di cartone blu;l’ultima salita e poi l’Arrivo che sono 3 arrivi appaiati. Fine. E’ fatta, per te e per altri 44.828 come te, chi prima e chi dopo e non importa: e’ la Maratona con il minor numero di abbandoni. Credo che tutti li’ a New York, quando arrivano, commossi piangono. Perche’ e’ una corsa diversa, perche’ e ‘ una citta’ che e’ l’ ombelico del mondo e vive 364 giorni all’anno frenetica Lei di Corsa e uno, il giorno della Maratona, si ferma proprio, scende in strada con 80 tra bande e complessi rock e rapper e hip-hop, per festeggiare le antilopi Etiopi o Keniote che tra poco infrangeranno il muro delle 2 ore, ma non solo per loro “anche per te” – come canta Battisti -, che sei l’ultimo dei Mohicani, un podista della domenica. Lasciatemi finire con un’emozione ancora, un sentimento di gratitudine. Ringraziamenti, quindi. Anzi, un ringraziamento speciale, per una persona speciale, per Giulio Peyracchia, che mi ha preso con Voi, 20 mesi, 26 giorni e 13 chilogrammi fa e mi ha portato a fare la maratona a New York, con la stessa passione e dedizione, che gli fanno brillare gli occhi, con cui prepara i nostri Campioni a livello mondiale, Martin e Bernard. Presidente a vita, senza ombra di dubbio.Per chiudere che dire: “Mej che Naomi Campbell ! “.
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